| Originariamente
la giarrettiera consisteva soltanto in un laccio. La prima volta
che il termine viene citato è nell'800 d.C.
negli scritti di Eginardo: descrivendo l'abbigliamento di Carlo
Magno, parla di "giarrettiere" che sostengono le calze
del monarca.
Nell'abbigliamento maschile è presente a
partire dal 1200. A metà del XIV secolo
Edoardo III d'Inghilterra, in seguito a un incidente occorso alla
contessa di Salisbury a un ballo di corte, designa la giarrettiera
come il simbolo dell'onorificenza più prestigiosa della corona
inglese, l'Ordine della Giarrettiera, lanciando anche il celeberrimo
motto presente ancora sullo stemma reale "Honni soit qui mal
y pense".
A partire dal XVIII secolo si
attribuì alla giarrettiera un culto speciale, adornandola
di pietre preziose, gioielli a forma di piccoli lucchetti, nastri
e pizzi, spesso con ritratti del proprio marito o amante. Alla giarrettiera
si attribuivano poteri soprannaturali: si diceva, ad esempio, che
un fantasma non poteva attraversare una porta chiusa con una giarrettiera.
È del XIX secolo l'uso
di giarrettiere in tessuto elasticizzato. Nello stesso secolo si
impose la moda di portare non più due giarrettiere l'una
sopra il ginocchio per fissare la calza, l'altra sotto di esso per
vezzo, ma una sola sopra il ginocchio.
Un noto costume matrimoniale delle famiglie nobili
consisteva nel dividere fra gli invitati una giarrettiera in piccoli
pezzi. Il cosiddetto "don de la jarretière" è
conosciuto e praticato in Francia, presso le popolazioni francofone
del Belgio, anche nei matrimoni fra contadini del Palatinato Superiore
e dell'Alsazia. Oggi in questa usanza in Italia e altrove la giarrettiera
è stata sostituita dalla cravatta dello sposo, che viene
tagliata e distribuita tra gli invitati.
A partire dalla fine del XIX secolo
ha cominciato a entrare in decadenza a causa dell'avvento del reggicalze
femminile prima e del collant e delle calze autoreggenti poi. |