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News sul Matrimonio

 

25 Giugno 2007

 

La sindrome da «competitive wedding»

 

Un'indagine della TK Weddings, agenzia inglese specializzata nell'organizzazione di matrimoni, ha evidenziato un nuovo trend: su 1.000 future spose, il 59% ammette di cercare la reazione a sensazione degli invitati, spesso lasciati a bocca aperta da idee quantomeno bizzarre, ma spacciate per «assolutamente glamour», e di essere disposte a tutto (debiti compresi) pur di avere il «matrimonio perfetto», mentre solo il 26% predilige l'aspetto romantico della vicenda.

Una vera e propria malattia, nota come sindrome da «Competitive Wedding» (matrimonio competitivo), che colpisce oltre la metà delle sposine inglesi, più preoccupate di impressionare amici e parenti con ricevimenti da favola e trovate al limite del buon gusto, che di dimostrare quanto davvero siano innamorate dei rispettivi partner.

Gli esempi famosi non aiutano a modificare l'andazzo che, al contrario, viene proprio incentivato da certe cerimonie passate alla storia più per la componente kitch che per aver sancito l'unione di due persone innamorate.

Nel caso, invece, delle comuni mortali, la sindrome diventa pericolosissima, perché si accompagna a stress e fa lievitare le spese oltre l'immaginabile. Negli ultimi dieci anni, il costo medio di una cerimonia di nozze è raddoppiato, raggiungendo la ragguardevole cifra di 18 mila sterline (poco più di 26 mila euro), in pratica 60 sterline (circa 88 euro) al minuto.

«Tutte le ragazze che si sposano vogliono che il loro matrimonio sia diverso da quello degli altri – spiega Tamryn Kirby, responsabile della TK Weddings al Daily Express – ma quello che sembrano aver dimenticato è che il modo migliore per raggiungere questo scopo è usare la propria personalità piuttosto che aprire il portafoglio e basta. Molte coppie sono convinte che l'unico modo per avere un matrimonio da ricordare sia quello di pagare, pagare, pagare. Ma non è affatto così, perché una cerimonia nella quale i reali sentimenti degli sposi prevalgono sul denaro impressiona molto di più gli invitati».

 

fonte: Corriere.it

 

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